La lobby dell’allarmismo inutile

Se c’è una cosa che prima o poi finisci per capire seguendo i media, è che il passo tra il cosiddetto giornalismo d’inchiesta e quello scandalistico è molto breve.
Un’altra cosa di cui ti rendi conto dopo un po’ di interesse verso il consumerismo è che in realtà la maggior parte delle cosiddette associazioni dei consumatori, o nuclei simili, sono meccanismi auto-alimentanti che hanno come unico scopo la propria sopravvivenza a ogni costo, anche se questo significa diffusione gratuita di baggianate tra le persone.
Fateci caso: quello che dicono ha generalmente “senso”, quando pero’ toccano un argomento che voi conoscete presumibilmente meglio di loro, ecco che vi accorgete che dicono un sacco di imbecillità, e vi viene da pensare “ma se questi qui non capiscono niente della tal cosa X di cui io sono un esperto, vuoi vedere che non sanno una fava anche del resto ma io non riesco a rendermene conto ?”.
Ho realizzato questa cosa per la prima volta quando la rivista Altroconsumo (a cui i miei erano abbonati) ha cominciato a recensire computer e fotocamere digitali, o a parlare di automobili, piuttosto che limitarsi alle lavatrici e ai tostapane.

L’intersezione tra queste due osservazioni è il servizio di report che è andato in onda un paio di giorni fa sul WiFi. Non l’ho visto e non ho ancora avuto tempo di vederne una replica ma me l’hanno raccontato: pare sia andata in onda una massiccia dose di allarmismo e disinformazione, ovviamente tutto su temi non scientificamente provati quali la dannosità del WiFi.

Ora io credo che il wifi non faccia male, o almeno non tanto quanto mille altre cose che ci circondano tutti i giorni e sulle quali non viene puntato il riflettore dell’attenzione mediatica, ma non voglio mettermi a entrare nel dettaglio scientifico delle cose.

Mi limito dunque solo a fare qualche piccola osservazione sul presunto tema che “il wifi fa male” :
- Le reti wireless casalinghe (802.11b/g) trasmettono sulla frequenza dei 2.4ghz, la stessa utilizzata ad esempio dalle reti telefoniche mobili di ultima generazione, ma con una potenza di emissione molto inferiore.
- Un telefonino UMTS - di quelli che portiamo all’orecchio - puo’ usare durante la chiamata circa 500mW di potenza di trasmissione, un impianto veicolare fino al quadruplo.
Un router wireless casalingo non supera praticamente mai i 50milliwatt, la maggior parte di quelli che ho visto hanno tra i 10 e i 30mW in trasmissione. Dunque un decimo della potenza di un telefonino.
E il router non lo portiamo neanche all’orecchio ma lo teniamo tipicamente in qualche punto della nostra casa, il che è particolarmente interessante considerato che la potenza dell’emissione elettromagnetica cade col quadrato della distanza, e più è alta la frequenza più cade velocemente (che è il motivo per cui il nostro router wireless non copre più che una decina di metri in casa nostra). Che significa che già a un metro di distanza la potenza è parecchi ordini di grandezza inferiore a quella a cui un telefonino cellulare sottopone il nostro cervello.
- Tanto per rimanere sull’argomento una antenna BTS per la trasmissione del segnale mobile è un “grande” router WiFi (nel senso che ha una potenza fino a 1000 volte superiore e opera più o meno sulla stessa frequenza, se si parla di 3G), eppure non mi pare che noi tutti abbiamo smesso di usare i nostri telefonini o simili.

L’impressione mia è che sia facile alzare un polverone su una tecnologia marginale, che puo’ essere facilmente sostituita da altre e dalla quale difficilmente la nostra vita dipende, incontrando il favore delle persone comuni: mentre è molto più facile tacere su cose ben più gravi.

Provate a bere l’acqua da un fiume per dire, e ditemi quante ore sopravvivete all’intossicazione e alla setticemia, e ditemi perchè poi - pur consapevoli di questa cosa - perdete tempo a preoccuparvi di qualche milliwatt di wifi. Prima di spegnere quest’ultimo già che ci siete vendete l’automobile diesel e acquistatene una a metano: buttate tutti i detersivi tossici che usate, utilizzate solo materiali biocompatibili in casa, e così via…

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